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Occhi attenti, busto eretto, braccia conserte o in movimento per mani indaffarate a registrare sulla carta i “perché” carpiti nell'aria. E silenzio, tanto silenzio. Dall'altra parte invece uno tsunami di sapere, scatenato da un uomo dal far cortese, che non perde occasione per battute intelligenti e che indossa alla grande l’abito del professore. Uno studioso capace di investire il pubblico con un’ondata energetica da ridicolizzare anche il più evoluto Goku Super Saiyan dei Dragonball. Il pubblico è quello del liceo Da Ponte, fatto di docenti, studenti e relativi genitori, mentre l’uomo che tutti ascoltano di gusto è il prof. Alessandro Barbero, strappato per qualche giorno dalla cattedra universitaria di Torino e dalle telecamere RAI per mano della libreria Massaro di Castelfranco. In tutto questo, il Comitato Genitori del Da Ponte che, in collaborazione con la libreria e Davide Quattrocchi, ha ottenuto l’incredibile disponibilità del medievalista Barbero, per una serata in aula magna del liceo bassanese. Praticamente un sogno.

E sogno è stato, perché tutti hanno lasciato l’aula col sorriso addosso per manifesta gioia d’aver appreso e compreso, attraverso la semplicità e l’entusiasmo di Barbero, i lati oscuri di una 12^ battaglia dell’Isonzo, alias Caporetto, fin troppo strumentalizzata dai vari “dico la mia pur non sapendo”. E’ stato un incontro dove il professore ha battuto e ribattuto sull'importanza del contesto dell’epoca, fatto di tecniche, strategie e armamenti, dove le decine di migliaia di morti e dispersi erano ritenuti il prezzo normale di ogni battaglia. Della serie, se oggi muoiono dieci soldati in Afganistan cade il governo, allora perdere 30-40mila militari per guadagnare una quota o un kilometro era un prezzo normale e la voce di spesa importante era il numero di colpi sparati. E poi la burocrazia, tanta, ossessiva, come le continue circolari, degne di generali grafomani pervasi dall'ego. In tutto questo, Cadorna, che Italia e Europa ritenevano essere il migliore, ma come Badoglio e altri generali italiani, pagava il prezzo di tecniche ottocentesche superate dal galoppante armamento. E poi l’Italia, dalla mentalità arretrata, parimenti all'Austria Ungheria, antitetica al fratello maggiore del nemico, la Germania. Sì, il fratello maggiore, quello cui ci si rivolge in casi disperati, come i giorni successivi all'11^ battaglia dell’Isonzo: l’Italia era a un passo dal conquistare Triste e l’esercito asburgico era spaventato: perdere Triste voleva dire perdere la guerra. Così i viennesi tirarono per la giacca i tedeschi, lo fecero con insistenza. Alla fine la Germania cedette alle continue pressioni austriache e mise a disposizione le sue truppe, di fatto stravolgendo gli equilibri nel fronte italo-austriaco. Ma non tanto nei numeri, quanto nella qualità. Sì perchè la Germania aveva conosciuto la rivoluzione industriale molto prima degli altri stati, perciò era in grado di metter sul campo soldati provenienti da una numerosa classe operaia abituata al lavoro nelle fabbriche, a far squadra, a leggere disegni e mappe, a sapere chi , cosa, come e quando. Praticamente un’eresia per l’esercito italiano di allora, dove la truppa non doveva saper nulla e non poteva far nulla fino all'ordine dell’ufficiale, altra ragione per cui gli austroungarici miravano sempre alle uniformi graduate prima di ogni altro militare. Ma l’eresia più grande fu quella di apprendere che i tedeschi davano capacità decisionale ai tenenti, permettendo loro di interpretare le situazioni contingenti in base agli ordini principali dati dai generali.

Caporetto è stata una storia all'italiana, ha affermato il prof. Barbero, condita da un’insieme di errori che han costretto l’arretramento del fronte di ben 150 kilometri, con la perdita di 260mila uomini (più 40mila morti e feriti che rientrano nella normalità militare di allora). Inoltre la 12^ battaglia dell’Isonzo ha prodotto un’infinità di documenti, grazie agli atti dell’apposita commissione d’inchiesta, permettendo agli storici di analizzare la singolare sconfitta. Ma Caporetto è stata anche un cambio di passo, fatto il quale l’Italia ha dato il meglio di sé, difendendosi con motivazione e ripartendo coraggiosamente per l’offensiva di Vittorio Veneto.

Cronistoria e dati di questa battaglia sono raccolti nel libro “Caporetto”, pubblicato recentemente dal prof. Barbero, dopo 10 anni di ricerche per capire i “perché”, allontanando il lettore dai facili giudizi cui si è soliti sentire, altro errore all’italiana.

Grazie prof. Alessandro Barbero!

 

Il Comitato Genitori Liceo J. Da Ponte

 

 

 

 

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